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Caro Emilio,
Solo oggi, visitando il tuo sito, ho appreso realmente cosa significhi la fredda parola "leucemia". Mi ritengo fortunata a non dover affrontare un percorso così difficile. Ma ho paura per una mia amica che dovrà affrontare questo cammino. Temo di non essere in grado di starle accanto. Non mi ritengo forte e saggia abbastanza per confortarla anche nei momenti più difficili. Piango e sono addolorata pensando a quanto male c'è intorno a una vita cosi fragile. Perché tutto questo? Forse è inutile aspettare una risposta. Vigliaccheria? Con quale coraggio potrò guardare i suoi occhi e dirle "non ti preoccupare"? Bugiarda! Ecco che cosa sarei. Cara amica, vorrei dirle, ti sarò vicina, anche quando nel buio non avrai occhi per guardare, anche allora la mia mano stringerà la tua per farti capire che non sarai mai sola!
Caro Emilio ti ringrazio perché grazie alla tua testimonianza so che c’è speranza anche nella leucemia. Spero solo di saper donare nel giusto modo questa speranza.
Maria
Cara Maria,
nella tua lettera poni domande angosciose. Anch’io me le sono poste molte volte durante il doloroso percorso della malattia. Perché? Perché il male che soffoca il desiderio di felicità di cui l’uomo vive? E ancora, come confortare e non solo compatire una persona cara o un amico colpito da questa estrema fragilità sino al rischio della vita?
Di fronte alla malattia, che sembra travolgere la nostra aspirazione a durare nel bene, tutto in noi si ribella e le domande che tu poni restano senza risposta. A meno che qualcuno, più grande di noi, non venga in soccorso della nostra fragilità.
Io offro alla tua libertà la risposta che viene dalla fede in Cristo Gesù. Lui, fonte della vita, ci ha preceduto in questo cammino di dolore e accompagna ogni nostra sofferenza aprendoci le porte alla resurrezione. Non una resurrezione astratta, ma la mia personale, la tua personale, la personale possibilità di resurrezione della tua amica.
Mentre ero in camera sterile e la mia debolezza mi aveva portato al limite tra la vita e la morte, pregavo, offrivo, mi affidavo. Conservavo la speranza. Nella certezza che, qualunque cosa fosse successa, non sarebbe stata quella la parola fine.
Questa è la rivoluzione introdotta da Cristo nella storia dell’uomo, spezzando con la sua resurrezione il giogo della nostra condanna. La sofferenza e la morte (che pure tutti dobbiamo toccare) non sono più una barra di piombo che cancella ogni cosa, ma sono un passaggio, doloroso sì, ma solo un passaggio verso la verità della vita, verso la vita più vera.
In questa fede noi possiamo non solo compiangere e compatire chi è travolto dalla violenta ferita del male, ma anche dare conforto. Cioè portare un senso e una speranza là dove sembra esserci solo cupa disperazione.
“Curate i malati e dite loro che il regno di Dio è vicino”, così diceva Gesù ai suoi discepoli.
Compatire, aiutare e offrire il dono della speranza che, per primo, il Signore ci dona.
Emilio
Caro Emilio,
a volte la vita ci riserva dei momenti particolarmente duri. Come il distacco da una persona amata. Ho provato un dolore profondo. Avrei voluto che tutto finisse,
ma ora avverto dentro di me una forza che mi spinge ad andare avanti. Il dolore mi ha fatto capire che ogni giorno, ogni ora, è un dono unico e prezioso.
Marta
Cara Marta,
ho scoperto, durante la lunga malattia, che della vita non si deve buttare via nulla. Ogni momento infatti, anche quello in cui la sofferenza sembra oscurare l’orizzonte,
anche il gesto più banale, contiene una grazia, perché è l’occasione per compiere un passo verso il Signore, verso la pienezza della nostra vita. Dunque è unico e prezioso,
come tu scrivi, e solo la distrazione ci fa perdere a volte questa grazia.
Emilio
Caro Emilio,
durante un viaggio con i miei genitori ho visitato alcuni santuari, ho pregato per te e ho raccolto alcuni santini che ti mando come segno di affetto.
Elisa
Cara Elisa,
i santini che mi hai mandato sono stati un conforto in questo difficile momento di convalescenza. Come i molti gesti di amore di cui sono circondato.
Quando ero ricoverato al Centro trapianti e veniva il tramonto un raggio di sole penetrava nella mia stanza e disegnava stupendi riflessi di luce rosata sulle pareti trasparenti
della mia isola sterile. Era l’immensa bellezza del creato che irrompeva a sorpresa anche nell’ospedale.
Così i gesti di amore, come il tuo, irrompono nella mia vita e vi portano una gioia inaspettata di cui rendo grazie al Signore.
Emilio
Caro Emilio,
ho saputo della tua lotta contro la leucemia e ho deciso di scriverti, anche se da molto tempo non abbiamo avuto occasione di incontrarci. Ma voglio farti sapere che anch’io sto
affrontando questa sfida terribile. Purtroppo né il trapianto né l’autotrapianto nel mio caso sono stati possibili e così, con i medici, ho deciso di iniziare una cura sperimentale il cui esito, però, è incerto.
Paolo
Caro Paolo,
ho appreso con dolore della tua malattia. Ti sono particolarmente vicino e condivido la tua sofferenza, anche perché, come sai, ho percorso un duro sentiero, molto simile a quello che ora ti si prospetta davanti.
Prego per te ogni giorno il Signore perché ci conceda la grazia di averti presto nuovamente in salute e perché sostenga sempre la tua speranza. Anche tu non stancarti di pregarLo in ogni momento, perché ho toccato con
mano che Gesù, per intercessione di Maria, conduce sempre verso la gioia della resurrezione chi ha saputo restargli fedele nelle più dure prove.
La malattia è una lacerazione delle nostre fragili certezze. Ma, se il nostro cuore si mette in ascolto, da quella lacerazione può sbocciare una vita più piena e più vera.
Emilio
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