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La sfida diventa estrema.
La leucemia da cronica si sta trasformando in acuta.
Una telefonata mi avvisa che la mia vita è in pericolo.
Ma ancora non c’è un donatore disponibile.

Così descrivo nel mio libro “Ritorno alla vita” l’inizio dell’ultima battaglia contro la malattia. Ecco due pagine di questa storia drammatica e vera, dove dolore e speranza si confrontano, in un continuo duello.


“...Il terzo giorno di vacanza sono seduto insieme a Ileana nella cabina a quattro posti, ma due sono vuoti, dell’impianto di risalita verso una delle piste più ampie e scenografiche della zona. Ci godiamo il panorama mentre la cabina, per il vento, ogni tanto dondola leggermente nel vuoto. Siamo ancora lontani dall’arrivo quando squilla il telefonino che porto con me in una delle tasche della tuta da sci.

Mi cercano dal Centro trapianti di midollo di Milano. E’ la capoinfermiera.

“La aspettiamo domani mattina, entro le otto e a digiuno. Dobbiamo eseguire dei controlli urgenti” La sorpresa e il contrasto con il luogo in cui mi trovo, da tre giorni non mi ricordo più di essere ammalato, mi tolgono la parola. “Pronto…,pronto”, dice la capoinfermiera, pensando che la comunicazione si sia interrotta. Solo allora chiedo una spiegazione. “Domani mattina? Che cosa è successo? Perché tutta questa urgenza?” “Dal laboratorio di ematologia della sua città ci hanno avvisati che il risultato degli ultimi esami del sangue non è regolare. Qualcosa non procede come dovrebbe. La dottoressa Paola teme che sia l’inizio dell’accelerazione”. Io cerco di prendere tempo: “Non si potrebbe rinviare di qualche giorno?” Ma la capoinfermiera chiude la telefonata con un: “A domani mattina”, che non ammette repliche.

Sono frastornato e mi ci vuole un poco di tempo, mentre la cabina continua a salire, per spiegare a Ileana che la nostra vacanza termina in quel punto. Ma come è possibile? I medici avevano detto che di solito la guerra di posizione dura anni.

Di solito, appunto, ma non sempre. E nel mio caso il tumore non ha avuto pietà. Niente concessioni. Niente rinvii. Il confronto finale è già alle porte. Mentre mi diverto sulla neve ecco che sono travolto nella battaglia decisiva contro il male mortale.

Come sono fragili i nostri piccoli progetti. Come foglie che l’autunno insidia a ogni folata di vento, come buche scavate nella sabbia in riva al mare che l’onda smussa a ogni passaggio. Se qui fosse riposta la nostra speranza, come ci troveremmo presto disperati. Presto, sempre troppo presto, anche se passassero anni.

La cabina completa la sua salita e alla stazione del rifugio le porte si aprono automaticamente, ma noi restiamo seduti. Aspettiamo che si richiudano e, dopo un giro attorno alla grande ruota di traino, iniziamo la discesa. Siamo gli unici ad andare verso valle in mezzo a una fila di cabine vuote..."